Autodisciplina 2008

Regione Piemonte. Il punto sul DMV

Sintesi dell’incontro in Regione Piemonte del 24.03.09.

 

Il 24.03.09 si è tenuto un incontro in Regione Piemonte a proposito dell’applicazione del DMV sulle derivazioni dei corsi d’acqua piemontesi, come previsto dal PTA.

Erano presenti:

-         per le associazioni: Baltieri (Legambiente Piemonte), Bisi (FIPSAS), Borgia, (Unione dei Consigli di Valle), Sadocco (ARCI Pesca);

-         per la Regione Piemonte, Assessorato Ambiente (Risorse Idriche): Ruffino e Mattalia.

Le richieste delle associazioni erano:

-         come viene applicato il DMV?

-         quali problemi di applicazione?

-         come interagire con le Province per l’applicazione?

-         quali risorse? quale personale?

-         c’è stato adeguamento delle prese? sono stati installati misuratori di portata?

Le risposte avute possono essere sintetizzate come segue.

Dal 1° gennaio il DMV di base è una norma, con tanto di delibera applicativa, regolamento attuativo e apparato sanzionatorio.

Riguardo al regime sanzionatorio, con LR n. 3 del 27.01.09, la violazione degli obblighi di rilascio del DMV è punita con una sanzione dai 2.000 ai 20.000 Euro. Tuttavia, fatta eccezione per i casi in cui ci sia danno irreversibile all’ambiente o alla salute pubblica, per effetto del temperamento delle sanzioni introdotto dall’art. 8, la sanzione prevista si applica solo se, allo scadere del termine stabilito nell’accertamento dell’illecito, l’utente non ha adempiuto a quanto prescritto.  

Sperimentazioni precedenti erano state fatte già sugli impianti idroelettrici (ENEL, AEM).

Sono previste comunque deroghe per il comparto irriguo nel periodo estivo di massima carenza idrica.

Alle Province spetta l’applicazione della norma, mediante l’adeguamento dei disciplinari di concessione con obbligo di DMV. I concessionari avrebbero dovuto presentare la documentazione riguardante la quantificazione del DMV entro agosto 2008; ma l’impressione è che pochi lo abbiano fatto.

Non ci dovrebbero essere problemi di applicazione per il comparto idroelettrico; molto maggiori invece per il comparto irriguo, per cui si presentano come altamente probabili numerose ed ampie deroghe.

La verifica dell’effettivo rilascio spetta alle Province, ma ci sono evidenti carenze di personale. Si potrebbe forse valorizzare l’intervento dell’ARPA. Ma sono evidenti gli oneri derivanti dalla necessità di rivedere le concessioni e, soprattutto, manca il controllo sul territorio. Manca la vigilanza. Necessario interessare il Corpo Forestale dello Stato, la vigilanza ittico-venatoria delle Province e la vigilanza volontaria (GEV, GIV, ecc.).

Il problema sta soprattutto nell’andare a fare una revisione bacino per bacino delle utenze irrigue e, contemporaneamente, verificare se ci sono state modifiche nella superficie irrigua (una parte consistente del territorio – dal 1990 al 2006 7.500 ettari in Provincia di Torino –  è stata “cementificata”, per cui l’esigenza irrigua dovrebbe diminuire).

Ma si profilano sicuramente ampie deroghe per il settore agricolo, con “rilascio attenuato” a 1/3 del DMV di base, che potrebbe anche essere ulteriormente ridotto, fino ad arrivare a una deroga totale.

L’uscita da questa situazione (che deve tener conto anche della dimensione politica del problema) sta nella riorganizzazione dell’uso della risorsa idrica da parte delle aziende, a partire dalla adesione ai consorzi irrigui di 2° livello (che però sono su base volontaria…). Attualmente i comprensori irrigui sono 35. La concentrazione semplifica anche il controllo e l’applicazione del DMV. Ma, qualche volta, il consorzio non è titolare delle concessioni (che sono dei singoli consorzisti). È necessario portare il problema alla scala dei consorzi più grandi, con i quali è più facile trattare (un po’ come con gli ATO).

L’altra direzione di intervento è quella di un’agricoltura più compatibile con un corretto utilizzo delle risorse idriche. Anche l’entrata in vigore del DMV potrebbe essere un’occasione per orientarsi verso colture meno idroesigenti, migliorando anche l’efficienza dei canali (anche se tutti sono concordi nel dire che non si possono cementificare i vecchi canali, spesso a loro volta ecosistemi di un certo pregio). Rimane poi aperto il discorso sui bacini di accumulo.

Per il ricalcolo del DMV non bisogna poi dimenticare la necessità di aggiornare i dati di riferimento (ad esempio: il calcolo delle isoiete è fermo al 1991) per adeguarli alle nuove dinamiche climatiche.

Bisogna infine porre attenzione che, quando viene modificata un’opera di presa, anche non stabile, le modifiche vanno approvate dalla Regione e dall’AIPo quando comportano modifiche del profilo del corso d’acqua (anche nella prospettiva di evitare le esondazioni).

Le associazioni, se vogliono partecipare con efficacia sul piano della segnalazione degli illeciti nell’applicazione del DMV, dovranno essere molto attente alla forma di queste segnalazioni e prendere accordi specifici con le Province.   

 

Marco Baltieri 

Comments are closed.