Osservazioni al Piano Ittico Regione Piemonte
Ecco le osservazioni presentate da Marco Baltieri nella seduta del 4 novembre scorso del Comitato Consultivo Regionale Pesca (LR 37/2006); in discussione la bozza di Piano ittico Regionale (PIR) sottoposto alla procedura di esame per la valutazione ambientale (VAS). Per motivi di tempi stretti non c’è stata la possibilità di un confronto preventivo, ma, dato che la procedura continua e ci sarà ancora spazio per modifiche e integrazioni del testo del PIR, sarebbe bene che tutti dessero il loro contributo. I documenti in discussione sono scaricabili dal sito della Regione Piemonte all’indirizzo http://www.regione.piemonte.it/caccia_pesca/index.htm.
Fate sapere che cosa ne pensate.
Osservazioni in fase di specificazione relativamente alla procedura della VAS del Piano regionale per la tutela e la conservazione degli ambienti e della fauna acquatica e l’esercizio della pesca.
Marco Baltieri, rappresentante di Legambiente Piemonte nel Comitato consultivo regionale (L.R. 37/2006).
(Seduta del Comitato consultivo regionale. Torino, 04.11.09)
L’art. 10 della L.R. 37/2006 indica le finalità e le funzioni del “Piano regionale per la tutela e la conservazione degli ambienti e della fauna acquatica e l’esercizio della pesca”. Tra queste si evidenziano, al comma 5:
a) i criteri per l’individuazione dell’elenco della fauna acquatica autoctona con l’indicazione delle specie in pericolo, vulnerabili, rare o endemiche per le quali sono necessarie particolari forme di tutela;
b) i criteri per l’individuazione dell’elenco della fauna ittica alloctona con l’indicazione delle specie che necessitano di interventi di contenimento, riduzione o eradicazione;
c) gli strumenti di tutela e conservazione della biodiversità;
d) i criteri di classificazione delle acque in zone ittiche in base alla loro qualità, alla produttività ittiogenica, alla consistenza, tipologia, stato di salute ed endemismi delle popolazioni ittiche presenti ai fini della regolamentazione dell’attività alieutica;
e) i criteri di stesura e di aggiornamento della carta regionale degli ambienti acquatici e della vocazione ittica, denominata di seguito carta ittica regionale;
f) i criteri di individuazione delle seguenti zone di pesca:
1) zone di protezione destinate all’ambientamento, crescita e riproduzione di fauna acquatica autoctona utilizzabile anche per i ripopolamenti;
2) zone turistiche di pesca che possono essere date in concessione per la gestione in via prioritaria a comuni o a organizzazioni piscatorie riconosciute o ai soggetti gestori dei bacini di pesca;
3) zone per attività agonistiche e promozionali dell’attività alieutica;
4) zone chiuse di pesca oppure zone umide artificiali poste al di fuori delle aree di esondazione dei corsi d’acqua, prive di collegamento idrologico con altri ecosistemi acquatici o munite di apposite griglie che impediscano il passaggio del pesce e situate all’interno di proprietà private;
5) zone a regolamentazione particolare oppure tratti di corsi d’acqua o bacini naturali nei quali l’attività di pesca è consentita esclusivamente con rilascio obbligatorio del pesce catturato.
Attualmente i corsi d’acqua del reticolo regionale sono in una situazione di grave degrado per i seguenti fattori:
- alterazione della qualità chimico-fisica delle acque: oltre ai fattori inquinanti già presenti, si stanno aggiungendo altri fattori di degrado; citiamo soltanto gli inferenti endocrini che hanno effetti di particolare gravità sulle capacità riproduttive della fauna ittica;
- alterazioni morfologiche dovute soprattutto ai continui interventi di rimodellamento degli alvei, con generalizzata distruzione degli habitat (distruzione della vegetazione e dei microhabitat, alterazioni della temperatura);
- alterazioni idrologiche, con molti dei corsi d’acqua del reticolo regionale in continua asciutta totale o con fortissimo ridimensionamento della portate;
- alterazioni biologiche, con un notevole aumento delle specie alloctone presenti.
In questa prospettiva sembra che il “Piano ittico regionale” (PIR), presentato in bozza e attualmente in fase di verifica, abbia privilegiato soprattutto quest’ultima problematica, lasciando, a mio parere, troppo sullo sfondo le altre.
Tale impressione è confermata da quanto scritto alle pag. 43-44 del documento in discussione, là dove si dice che la tutela e il recupero della biodiversità costituiscono l’obiettivo più importante della L.R. 37/06 e del PIR. Bisogna però osservare che gli obiettivi che ci si propone sono di difficile raggiungimento se presi a sé, scollegati dalle iniziative che ormai sono improrogabili per correggere le alterazioni sopra ricordate ai punti a, b e c. In mancanza di iniziative concrete, il rischio è quello di disperdere soltanto denaro pubblico per la tutela di specie che, purtroppo, non possono più trovare habitat adatti alla loro sopravvivenza.
Preoccupa molto, a questo proposito, il ritardo nell’attuazione dell’art. 12 della L.R. 37/2006, Lavori in alveo, programmi, opere e interventi sugli ambienti acquatici, che potrebbe essere un utile strumento per un miglioramento della situazione attuale. Così come preoccupano fortemente ritardi e deroghe nell’applicazione del DMV previsto dal Piano di Tutela della Acque della Regione Piemonte. Tali ritardi nascondono naturalmente la scelta politica di non incidere su interessi consolidati (ma non giustificabili nella prospettiva delle acque e degli habitat), presenti nel mondo agricolo, della produzione di energia, delle costruzioni e dell’estrazione di inerti.
D’altra parte, il PIR (nel documento in esame) riconosce questa difficoltà di attuazione degli obiettivi relativi alla biodiversità quando afferma che gli esiti di tali azioni non sono affatto scontati. Purtroppo è doveroso ammettere che tale obiettivo è difficile da realizzare compiutamente; infatti la maggior parte dei pesci alieni sono ormai ben adattati ad una frazione significativa degli ambienti acquatici piemontesi(situazione comune a tutto il territorio italiano – e, aggiungerei, di quello europeo - e ripetutamente denunciata dagli ittiologi) e la loro futura permanenza, seppure “forse” più contenuta, è inevitabile.
Mi rendo conto che privilegiare le problematiche e gli interventi legati soltanto al rapporto alloctono/autoctono (con tutto l’apparato di monitoraggi estesi e ripetuti che vengono proposti) è di particolare interesse per il settore della ricerca e della consulenza ambientale, ma bisognerebbe riflettere se non sarebbe invece meglio concentrare le risorse sul miglioramento degli habitat.
Non si può poi non osservare che l’impostazione che viene delineata del problema autoctono/alloctono è piuttosto diversa rispetto a quella che gli stessi ambienti della ricerca avevano prospettato in passato (e sulla quale erano stati impostati vasti – e costosi – programmi di sostegno dei popolamenti autoctoni, in particolare dei salmonidi); in questa prospettiva una maggiore prudenza non sarebbe, a mio parere, negativa.
Inoltre, a pag. 45 del documento in esame, si afferma che Il conseguimento degli obiettivi di miglioramento dello stato dell’ittiofauna piemontese previsti dal PIR è, in buona parte, condizionato dalla partecipazione consapevole delle organizzazioni dei pescatori, prevedendo forme di gestione diretta dell’ittiofauna, naturalmente in coerenza con i criteri di recupero naturalistico degli ambienti acquatici. Per tale ragione il reticolo idrografico piemontese è stato suddiviso in ambiti territoriali (più o meno estesi secondo criteri morfo-idraulici naturali) sui quali possano essere garantite gestioni omogenee, maggiormente coinvolgenti da parte dei pescatori che saranno pertanto stimolati ad agire con maggiore attenzione e responsabilità.
Al di là di queste (condivisibili) affermazioni di principio, non si capisce come si possa costruire questo coinvolgimento, nel momento in cui è sotto gli occhi di tutti il sempre maggiore peggioramento delle condizioni ambientali dei corsi d’acqua, con una sempre maggiore sottrazione di significativi settori di essi alla fruibilità (e non solo della pesca sportiva!). Inoltre, un’impostazione “rigida” del problema autoctono/alloctono ha dimostrato in passato di favorire, paradossalmente, proprio le pratiche scorrette di immissione di fauna ittica, al di fuori, in realtà, di ogni controllo per la cronica carenza del personale di vigilanza.
Infine, non si può non osservare come il PIR dedichi poco spazio alla corretta regolamentazione delle pratiche della pesca sportiva, mostrando una forte debolezza proprio nel momento in cui si considerano, ad esempio, le “zone a regolamentazione particolare” (quelle, per intenderci, in cui è obbligatorio il rilascio del pescato) solo alla stregua di aree puramente “ricreative” e non, invece, come forme di gestione a scopo protezionistico dei popolamenti ittici (come indicano innumerevoli esempi europei ed extraeuropei). Per queste zone, infatti, si danno nel PIR, incomprensibili indicazioni di limitazioni percentuali rispetto al corso d’acqua e norme sulle immissioni, quando invece le sopraddette esperienze consigliano invece dimensioni rilevanti e assenza assoluta di immissioni.
In conclusione, sarebbe, a mio parere, assolutamente necessario integrare il PIR con:
- indicazioni precise sulla tutela e la ricomposizione degli habitat (qualità dell’acqua, morfologia degli alvei, condizioni ideologiche);
- indicazioni gestionali sulle pratiche della pesca sportiva che entrino nel merito tecnico dei problemi presenti;
- indicazioni più precise sui programmi di tutela dei popolamenti autoctoni, in modo da garantirne la praticabilità senza sprechi di denaro pubblico.
Marco Baltieri (rappresentante di Legambiente Piemonte nel Comitato consultivo regionale L.R. 37/2006).
Integrazioni alle osservazioni in fase di specificazione relativamente alla procedura della VAS del Piano regionale per la tutela e la conservazione degli ambienti e della fauna acquatica e l’esercizio della pesca.
Marco Baltieri, rappresentante di Legambiente Piemonte nel Comitato consultivo regionale (L.R. 37/2006). (Seduta del Comitato consultivo regionale. Torino, 02.12.09)
Ad integrazione e completamento delle osservazioni presentate nella seduta del Comitato consultivo regionale del 4.11.09, si portano le seguenti proposte ed osservazioni.
Si propone di inserire nel PIR, in quanto previsto dall’art. 10 della L.R. 37/2006, punto c:
- individuazione delle aree di riproduzione (“di frega”) significative per le popolazioni ittiche autoctone (in particolare salmonidi, timallidi ed esocidi), con indicazione delle attività di monitoraggio, di controllo, di tutela da attività che possano significativamente modificarne le caratteristiche sul piano idrologico, morfologico e di qualità delle acque;
- individuazione di corsi d’acqua (per tratti o nel loro complesso) significativi per i popolamenti ittici autoctoni, con indicazione delle misure di garanzia delle condizioni idrologiche, morfologiche e di qualità delle acque, con anche eventuali indicazioni di interventi di rinaturazione necessari a ricostruire habitat eccessivamente modificati per cause antropiche e con indicazione delle misure di monitoraggio, di controllo e di tutela;
- individuazione dei residui popolamenti autoctoni (specie, sottospecie o ecotipi), in particolare di timallidi, con l’indicazione delle attività di monitoraggio, di tutela delle condizioni idrologiche, morfologiche e di qualità delle acque, di concentrazione delle attività di controllo, di limitazione della predazione (in particolare da parte dell’avifauna), stabilendo precise regole per le modalità di esercizio della pesca sportiva e delle immissioni di fauna ittica (evitando, in particolare, forme di competizione tra specie);
- individuazione di corsi d’acqua in cui svolgere attività di monitoraggio degli inquinanti che potrebbero interferire in modo significativo sul potenziale riproduttivo delle popolazioni ittiche (come nel caso degli “inferenti endocrini”), in modo da valutare anche in questa prospettiva la consistenza e le dinamiche della presenza delle specie ittiofaunistiche.
- individuazione delle “zone a regolamentazione particolare” (quelle, per intenderci, in cui è obbligatorio il rilascio del pescato) non alla stregua di aree puramente “ricreative” ma, invece, come forme di gestione a scopo protezionistico dei popolamenti ittici (come indicano innumerevoli esempi europei ed extraeuropei), superando le limitazioni percentuali rispetto al corso d’acqua, indicando invece la necessità di dimensioni significative e prevedendo, in alcuni casi, anche il divieto assoluto di immissioni.
Marco Baltieri (rappresentante di Legambiente Piemonte nel Comitato consultivo regionale L.R. 37/2006).