Autodisciplina 2008 – Etica di pesca

L’ultima sorpresa del Po sono arrivati i pesci-alieni

La Repubblica scopre una realtà da anni tristemente ben nota a noi pescatori, ossia la scomparsa dei pesci autoctoni dal fiume Po. E’ comunque positivo che grandi giornali, che arrivano ad alti numeri di utenti, contribuiscano ad aprire gli occhi su realtà di degrado fluviale, sconosciute alla gran parte delle persone.

L’ultima “pesca” l’hanno fatta due settimane fa, con una tecnica proibita a tutti ma non ai ricercatori. “Usiamo lo storditore elettrico. Una scarica narcotizza i pesci e noi li raccogliamo, li classifichiamo, li misuriamo e li pesiamo. Dopo pochi minuti tornano in acqua, vispi come prima”.
Francesco Nonnis Marzano, docente di biologia animale all’ateneo di Parma, allarga le braccia. “Con le ultime indagini abbiamo avuto conferma di una triste realtà: nel fiume non ci sono più i pesci che finivano sulla tavola dei nostri padri e dei nostri nonni”. I numeri fanno impressione. Secondo l’Iucn (International union for conservation of nature), il 99% delle specie autoctone del grande fiume sono nella red list, la lista rossa dei pesci a rischio di estinzione. “La tinca, l’anguilla, il luccio, la cheppia? Sono ormai un ricordo. Resiste bene una sola specie: il cavedano, Squalius cephalus. Le specie autoctone presenti nel nostro grande fiume sono 50 e come detto il 99% è a rischio estinzione. Negli altri fiumi dell’Europa la situazione è migliore: a rischio sono il 35% delle specie. Negli Stati Uniti questa percentuale è del 28%”.

Sono arrivati gli alieni, nel fiume Po, e in pochi anni sono diventati i padroni delle acque. Quarantatrè specie alloctone, dal siluro al lucioperca, dal barbo danubiano al pesce gatto americano, hanno tolto cibo e spazio ai pesci nostrani. “La storia del pesce gatto – dice il professore – mi sembra emblematica. C’era quello “nostrano” (che proprio nostrano non era, in quanto importato dal Nord America alla fine dell’800) ma ormai acclimatato e considerato autoctono. I proprietari dei laghetti di pesca sportiva hanno scoperto però che con il pesce gatto americano, Channel cat fish, che pesa almeno tre chili e non tre etti come il nostrano, per i pescatori c’era più soddisfazione e così l’hanno importato dagli Stati Uniti agli inizi degli anni ’70. Qualche esondazione, qualche fuga attraverso i fossi di scolo, e l’americano è finito in Po, sfrattando il nostrano. Stessa storia per il siluro. Ai pescatori non sembrava vero catturare un pesce da 70 chili, per farsi poi la foto da mostrare agli amici. E anche questo animale, capace di mangiare oltre agli altri pesci anche anatre e nutrie (le ho trovate io nella sua pancia) è diventato uno dei grandi predatori del fiume”.
Non è solo colpa degli alieni, se nel Po sono scomparse tinca e persico reale, storione e luccio. “Il fiume – dice il professor Pierluigi Viaroli, docente al dipartimento scienze ambientali a Parma – è stato profondamente modificato dall’uomo. L’alveo è stato abbassato con le escavazioni di materiali inerti, troppi tratti sono stati canalizzati e cementificati e l’acqua non raggiunge più le golene, dove tanti pesci andavano a nutrirsi e a riprodursi”.

Prima del 1850 nel fiume Po erano state immesse solo tre specie arrivate da lontano, fra le quali la carpa e il pesce rosso. Altre quattro nella seconda metà dell’800. Cinque dal 1900 al 1950 e ben 33 dal 1950 ad oggi. “Un tempo le immissioni – racconta Francesco Nonnis Marzano – erano decise dall’Istituto ittiogenico di Roma, che importò il persico trota e poi il persico sole, il pesce orologio, che doveva diventare il cibo del persico trota. Negli ultimi anni l’invasione è arrivata, oltre che dai laghetti, dai pesci predatori nascosti nelle partite di pesci importati e anche dallo svuotamento di acquari: l’anno scorso in Po è stato pescato anche un piranha. Che fare oggi dei pesci alloctoni? Secondo la legge regionale dell’Emilia Romagna andrebbero soppressi, ma ogni Regione ha le proprie norme. Il siluro, ad esempio, qui da noi se pescato dovrebbe essere ucciso e portato in un centro di smaltimento. In altre regioni viene ributtato vivo in acqua”.
A favore dei pescioni del Danubio sono i soci del circolo Riverboyz di Pavia. “Sono bellissimi. Ne peschiamo alcuni lunghi 2,2 metri. Non dobbiamo prendercela con loro ma con l’inquinamento del fiume”. Adesso, sulle rive del Po, quasi tutti i pescatori veri – che cercano qualcosa da mettere in padella – sono extracomunitari. Tirano su pesci sconosciuti anche ai vecchi abitanti di Luzzara o Polesine. Come il tilapia, Oreochromis nilotica, che arriva dal lago di Tiberiade. Era il pesce della moltiplicazione raccontata nel Vangelo di Giovanni. È talmente prolifico da diventare infestante. In compenso, nel lago di Israele, le catture sono state sospese per due anni per mancanza di pesci.

di JENNER MELETTI

(fonte La Repubblica)

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