Le risorse del mare più importanti di un piatto di pesce?
Stiamo assistendo ai seppur timidi tentativi europei di contenere il saccheggio del novellame a ridosso della costa. Le deroghe e le scappatoie giuridiche, così come le reti a maglie di pochi millimetri, non hanno mai fatto aumentare pesci e molluschi degli ecosistemi marini .

Ci si pone davanti al dilemma se siano da privilegiare le posizioni degli amanti delle fritture di bianchetti e minutaglia contro quelle della preservazione dell’anello più importante della catena alimentare.
E’ quanto insito nell’entrata in vigore il 13 giugno 2010 del Regolamento comunitario n.1967 del 21/12/2006 per la pesca nel Mediterraneo, che in alto Adriatico vieta entro tre miglia dalla costa l’uso di attrezzi trainati e di reti con maglie inferiori ai 14 o 40 millimetri (a seconda del tipo di pescato).
Per le reti da circuizione la dimensione minima delle maglie è 14 mm.; 40 mm nel caso dello strascico;
Il saccheggio del novellame sottocosta, come ad esempio nel caso della pesca ai bianchetti, malamente spacciata per pesca tradizionale irrinunciabile, pregiudica in realtà la consistenza di uno dei primi anelli della catena alimentare.
Per non parlare del danno ai fondali provocato dalle imbarcazioni turbosoffianti (draga meccanizzata) che operano in Adriatico per estrarre i molluschi, e per le quali il Ministero Politiche Agricole già il 27 maggio scorso ha richiesto alla UE nuove deroghe per le distanze minime dalla costa (vedasi questo testo).
L’economia della pesca, pluri-assistita coi fondi ministeriali (cambio attrezzi, fermo biologico, nuove imbarcazioni, dismissione vecchie licenze, ecc.), deve compartecipare di più alla tutela delle biocenosi marine.
(fonte www.tutelafauna.it )