Autodisciplina 2008 – Etica di pesca

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misure…. massime

UtenteMessaggio

14:03
5 marzo 2009


testorp

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messaggi5

Ultimo aggiornamento messaggio: ore 13:05 – 5 March 2009 | autore: testorp


Buon giorno, inserisco un link ad un articolo apparso oggi Giovedì 5 Marzo sul sito del Corriere della Sera, interessante da leggere.


http://www.corriere.it/scienze…..aabc.shtml

ci vorranno 60 anni per riportare equilibrio nelle risorse ittiche Se vuoi il pesce grosso pesca quello piccolo La preferenza per il pescato di grossa taglia rischia di farlo scomparire. Necessario invertire la tendenza

(Reuters)

Negli ultimi anni la crisi del settore ittico è diventata sempre più allarmante, anche per la diminuzione costante delle dimensioni medie dei pesci: gli scienziati danno la colpa al nostro approccio, che vede sempre preferiti gli esemplari più grandi e scartati gli altri. Questo comportamento, negli anni, ha influenzato la selezione genetica dei pesci, favorendo la sopravvivenza e la riproduzione solo dei pesci piccoli.

SCEGLI IL PESCE PICCOLO – In pratica i pescatori alla ricerca del pesce grosso, involontariamente hanno ottenuto l’effetto contrario. La selezione umana ha dato spazio allo sviluppo di caratteristiche che in natura sarebbero state svantaggiate, come le ridotte dimensioni, e che invece in un ambiente marino continuamente saccheggiato dai pescherecci risultano vantaggiose. La buona notizia è che questa tendenza si può invertire con la stessa facilità con cui è iniziata: basta iniziare a scegliere i pesci piccoli sui banchi del mercato e porre dei limiti di grandezza al pescato. Questo è quanto affermano gli scienziati della Stony Brook University di New York, che su questo problema hanno condotto uno studio specifico durato dieci anni. «Sono buone notizie per il mercato della pesca, ma i nostri studi dimostrano anche che il processo di inversione della tendenza è lento», afferma il dottor David O. Conover, insegnante e preside presso l’Università. «A lungo termine i pesci possono tornare alla loro taglia normale, ma il processo è molto più lento rispetto ai cambiamenti apportati dalla pesca intensiva. Perciò il comportamento migliore rimane comunque sempre quello di evitare, in primo luogo, cambiamenti che influenzano negativamente il processo evolutivo».

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SESSANT’ANNI PER RIPRISTINARE LE RISORSE ITTICHE - Il problema delle dimensioni inoltre ricade anche sulla fertilità dei pesci: infatti in questa categoria di animali gli esemplari più grandi sono non solo i più vecchi ma anche quelli con migliori potenzialità riproduttive. "Un pesce grande produce una quantità di uova dieci volte superiore a un suo simile di piccola taglia", spiega Conover, "ma purtroppo l’attuale sistema di regolamentazione della pesca rende pericoloso essere troppo grandi". Infatti le leggi, vigenti anche in Italia, obbligano i pescatori a scartare gli esemplari sotto una certa taglia minima per ogni specie, mentre non esiste alcun riferimento per la misura massima da non superare. Gli studi condotti da Conover e colleghi a largo di Long Island su sei popolazioni di pesce atlantico Menidia menidia, hanno dimostrato che eliminando periodicamente gli esemplari più grandi nel corso di cinque generazioni, e lasciando poi loro il tempo di riassestarsi (altre cinque generazioni senza intervento umano), le dimensioni corporee medie sono lentamente incrementate. Anche se un recupero totale, secondo le stime dei ricercatori, richiederebbe almeno dodici generazioni. Considerando che la maggior parte delle specie interessate dalla pesca commerciale hanno generazioni che durano da tre a sette anni, sarebbero necessari almeno sessant’anni di questa attività di controllo per ripristinare completamente le dimensioni medie originali dei pesci. Senza contare il tempo necessario per sensibilizzare l’opinione pubblica su questo problema e per convincere i governi a prendere provvedimenti.

Valentina Tubino
05 marzo 2009


CIAO CIAO

PAOLO

17:58
5 marzo 2009


Beppe

Amministratore

messaggi70

Ciao paolo, interessante, ma qualcosa mi sfugge…Confused

Va bene pescare quello più piccolo ma se non metti dei limiti molto severi come garantisci che siano preservati gli stock sufficienti a diventare adulti?

09:09
6 marzo 2009


Laura

Genova

Junior

messaggi95

Finalmente un cenno alle misure massime!

Altrettanto importanti quanto la taglia minima in mare, ma mai nominate (soprattutto quando si tratta di reglolamenti)… dobbiamo approfondire.


Grazie Paolo Wink

11:08
6 marzo 2009


Marco

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messaggi5

Beppe ha detto:

Ciao paolo, interessante, ma qualcosa mi sfugge…Confused

Va bene pescare quello più piccolo ma se non metti dei limiti molto severi come garantisci che siano preservati gli stock sufficienti a diventare adulti?


A me sembrerebbe evidente garantirlo limitando il numero di capi per specie.

11:44
6 marzo 2009


testorp

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messaggi5

Beppe ha detto:

Ciao paolo, interessante, ma qualcosa mi sfugge…Confused

Va bene pescare quello più piccolo ma se non metti dei limiti molto severi come garantisci che siano preservati gli stock sufficienti a diventare adulti?


Beppe le risposte non le ho

Era per iniziare a parlarne, posso immaginare/pensare che se anche non ci fosse una misura minima molti capi potrebbero comunque sopravvivere e crescere fino a diventare adulti.


Altra considerazione, in un fiume una trota grossa nella sua area non amette altro pesce, anche in questo caso cosa è giusto fare??? Ripeto non sono un'esperto, e sto chiedendo.


CIAO CIAO

PAOLO

11:57
6 marzo 2009


Laura

Genova

Junior

messaggi95

Marco ha detto:

A me sembrerebbe evidente garantirlo limitando il numero di capi per specie.


Partiamo da qui.

Il regolamento in mare (da noi, ma abbastanza generalizzato in tutto il bacino mediterraneo)  prevede una misura minima e un carniere quantificato in kg. Rivoltando la frittata e stabilendo un limite di carniere definito da "numero di esemplari e misura massima" otterresti un incremento degli stock (semprechè si potesse contare su un efficace sistema di sorveglianza Cry).

E l'esempio è semplice: spigola a 22 cm, limite ammesso 5kg a pescatore. Quante spigole di 22 cm concorrono a raggiungere il peso di 5 kg? Sicuramente un numero maggiore di quelle prelevabili se tu potessi contare su un regolamento di pesca che prevede come carniere ammesso un limitato numero di capi per i quali è definita la misura massima.


Bello bello…. parliamone!! Arigrazie Paolo! Smile

14:34
6 marzo 2009


Fabrizio Moglia

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messaggi4

Ciao a Tutti !


Argomento interessante. In effetti avevo abbozzato questo discorso in FlyAge, dopo un viaggio al Kasba Lake in Canada (NWT) dove non c'è misura minima per lucci e lake trout ma solo misura massima.


Ovviamente è inserito in un contesto diverso dal nostro, con una pressione di pesca irrisoria ed una quantità di pesci stratosferica.


In ogni caso, oltre alla misura massima è stabilito il divieto assoluto di prelievo se non quello che si consumerò direttamente sulle sponde del lago. Non si possono assolutamente portare pesci al lodge.

Il discorso della misura massima, da loro, è volto alla tutela dei riproduttori.


Ciao


PS ma ogni volta devo fare il compitino di matematica ? Cool

09:04
7 marzo 2009


Cristiano Iaconi

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messaggi3

Mi rammento che l'argomento era stato affrontato, più in termini di misura minima che massima, dal mai abbastanza compianto Mario Albertarelli.

Riferendosi, mi sembra, ai pescatori al tocco, sosteneva che è forse meglio abolire la misura minima della trota obbligando la trattenuta  di qualsiasi esemplare fino al raggiungimento della quota consentita.

Questo nella convinzione, che condivido, di eliminare il rilascio sovente maldestro/inutile di pesci  destinati a morire nella maggioranza dei casi e di permettere il raggiungimento delle quote rispettando la "piramide" naturale.

Erano altri tempi, altre acque, altre consolidate abitudini, ma credo che, almeno praticando la tecnica suddetta ma non solo, l'idea non sia poi così peregrina come può sembrare.

Almeno riferita ai killatori incancreniti.

Cristiano 


11:47
7 marzo 2009


Laura

Genova

Junior

messaggi95

Una domanda: ma in torrente o comunque in fiumi di piccole dimensioni si crea una forte competizione tra esemplari adulti? Cioè, il pesce di taglia tende ad 'isolare' il suo territorio?

Domanda fatta in modo impreciso, ma credo pertinente.. esistono studi in proposito?

L'argomento è interessante sia dal punto di vista delle acque interne che del mare, con ahimè la differenza che in mare…. si continua a parlare di limite di carniere in kg, che associato a ridicole misure minime autorizza (con buona pace di coscienza)  prelievi barbari e a dir poco scandalosi, impedendo un reale autosostentamento degli stock anche per quanto concerne le specie tipicamente oggetto di pesca ricreativa, senza per forza andare a scomodare discorsi triti e ritriti sulla pesca professionale (che spesso tendono a fornire un paravento alla responsabilità dei pescatori ricreativi).


09:36
12 marzo 2009


Laura

Genova

Junior

messaggi95

Laura ha detto:

Una domanda: ma in torrente o comunque in fiumi di piccole dimensioni si crea una forte competizione tra esemplari adulti? Cioè, il pesce di taglia tende ad 'isolare' il suo territorio?


Nessuna risposta? Mi piacerebbe approfondire.. per capire se davvero si può portare avanti un discorso sulle misure massime indifferentemente in fiume ed in mare o se ci siano motivi tali da giustificare un diverso approccio tra l'acqua dolce e quella salata.

In mare mi chiedo invece… il limite di carniere in kg da che cosa è giustificato? I regolamenti di pesca ricreativa mancano di una propria specificità,  esistono validi motivi per non definire un vero regolamento di pesca ricreativa? Un regolamento che definisca innanzi tutto cosa si intende per pesca ricreativa, che riveda gli attrezzi e le tecniche ammesse (difficile pensare il palamito come attrezzo ammesso per il pescatore ricreativo), che riveda i limiti di carniere in numero di capi per specie; è arcinoto che se la pesca professionale fa danni anche il pescatore ricreativo, soprattutto per determinate specie 'stanziali' può provocare altrettanti danni. Pesca professionale e ricreativa attingono alle stesse risorse entrando spesso in conflitto, la legislazione italiana (ma anche quella di molti altri paesi che si affacciano sul mediterraneo)  pone il pescatore ricreativo come potenziale elemento di disturbo della pesca professionale, limitando ad esempio il raggio di azione del pescatore ricreativo entro certe distanze da barche impegnate nella pesca professionale (non solo). Questo, a mio avviso, se da un lato privilegia la pesca professionale rispetto a quella ricreativa pone dall'altro l'accento su una potenziale significativa concorrenza nello sfruttamento delle risorse da parte del pescatore ricreativo, concorrenza che non può essere ignorata e che, secondo me, deve essere oggetto di una regolamentazione specifica. Concorrenza il cui impatto socio-economico deve essere valutato e reso disponibile e andare a concorrere in modo significativo nella stesura dei piani operativi di pesca, insieme ai dati derivanti dalla pesca professionale, al fine di riuscire a definire piani di gestione sensati per la salvaguardia degli stock ittici.

Intraprendere un percorso in questa direzione porterebbe come prima necessità quella di instaurare l'obbligo di licenza di pesca ricreativa anche in mare, cosa peraltro già prevista in diversi paesi del bacino del Mediterraneo.Laugh


14:56
15 marzo 2009


Marco

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messaggi5

Dovrebbero essere i pescatori ricreativi, tramite loro rappresentanti (federazione) a chiedere movimento in questo senso ma sembra che invece accada il contrario, ovvero che quando se ne è presentata l'occasione i pescatori rcreativi hanno cercato di difendere uno spazio che consiste nella mancanza di controllo e di gestione della loro attività. Se la pesca va male meglio non fare niente perché altrimenti invece che andare meglio potrebbe andare peggio. Filosofia meschina. Senza affrontare questo argomento non si può riuscire a fare niente indipendentemente dall'acutezza con cui si legge la situazione e si elaborano proposte di alternativa. Fare un programma di massima da proporre non allo Stato ma alla federazione, è facile e non riesco ad avere chiaro cosa ci possa aspettare in risposta. Credo che sarebbe arrivato il momento di chiederlo in modo chiaro e circostanziato, formale. Chi lo può fare? Singoli? AD può come tale? Se qualcuno vede chiaro questo aspetto io dò disponibilità a discutere con chi ne ha interesse lo specifico dei contenuti. 

11:39
16 marzo 2009


Laura

Genova

Junior

messaggi95

Marco ha detto:

 Fare un programma di massima da proporre non allo Stato ma alla federazione, è facile e non riesco ad avere chiaro cosa ci possa aspettare in risposta. Credo che sarebbe arrivato il momento di chiederlo in modo chiaro e circostanziato, formale. Chi lo può fare? Singoli? AD può come tale? Se qualcuno vede chiaro questo aspetto io dò disponibilità a discutere con chi ne ha interesse lo specifico dei contenuti. 


AD lo può fare? Secondo me si, se fatto in modo intelligente con la collaborazione con tutti i tipi di pesca interessati ad un discorso del genere. Finchè si tratta di fare un programma di massima da proporre alla federazione perchè no?

Vedere chiaro in questo aspetto non è facile, potrebbe essere una scommessa… (azzardata?) da portare avanti. AD sei anche tu, come lo sono tutti coloro che la sostengono. Quindi se ne vogliamo parlare ed iniziare a discutere dello specifico dei contenuti non vedo quale sia il problema… trovare chi ne ha interesse? Chi, tra quelli che hanno sottoscritto il manifesto potrebbe non averne?? Forse si tratta solo di incominciare…. al limite… peschiamo acqua come spesso accade Wink