ciao Vito,
vorrei chiederti una cosa, che mi serve per argomentare certe "deviazioni" che ha preso e sta prendendo la pesca a mosca: puoi delinearmi qual'è stato lo sviluppo etico ed ecosostenibile del carp fishing negli ultimi 15-20 anni?
C'è stato un percorso, immagino, che ha portato ad un aumento della sensibilità e dell'attenzione per la carpa ed il mondo in cui vive…com'è stato intrapreso e da chi?
Nessuno di noi pam ha con se il flacone di antibiotico per curare le eventuali ferite che può provocarsi la trota (a volte basta il solo filo da pesca che si gira sul corpo)…mentre a voi non manca mai….
Insomma se riesci (con tutta calma) a farmi una piccola cronistoria di come si è evuluto eticamente il tuo movimento te ne sarò grato…e magari avremo idee da cui prendere spunto!!
Ciao Ivano, il carpfishing è arrivato in Italia nella seconda metà degli anni 80 dall'Inghilterra
accendendo la fiammella dell'entusiasmo di alcuni appassionati i quali vedevano in questa
tecnica la via più selettiva per la cattura di carpe di una certa taglia. Inizialmente penso
che questo fosse il motivo principale se non l'unico a far prendere piede alla tecnica più che
altre motivazioni di carattere 'etico' e che il rilascio del pesce fosse un qualcosa di dovuto
o di previsto nel praticare il cf. La persona forse più in vista all'epoca ma ancora oggi
che fece da precursore in Italia fu Roberto Ripamonti che scriveva e tutt'ora lo fa articoli
per la rivista Pesacare Carpfishing, e non solo.
Le cose iniziarono a cambiare quando uno sparuto gruppo di appassionati gettò le basi di
Carp Fishing Italia volendo tracciare le linne guida non solo dell'associazione ma del
carpfihing nazionale. Il primo presidente fu Mario Molinari e poi dopo di lui Ezio Steri, lo
stesso Ripamonti per un breve periodo, fino ad arrivare all'attuale Agostino Zurma. In questi
quasi trent'anni quindi il concetto di carpfishing si è evoluto diventando l'occasione di
vivere l'aria aperta e di socializzare, la tecnica permette di vivere l'ambiente secondo
regole abbastanza precise alle quali tutti noi carpisti siamo in qualche modo consapevolmente
sottomessi. Si creano i team, i gruppi di pesca che pianificano le sessioni per giorni nei
minimi particolari ed è forse questa preparazione che mette l'adrenalina in corpo e la
frenesia della pesca che poi si placa nel rilassamento della sessione vera e propria. Vivere
in questo modo la natura ha per forza di cose sensibilizzato buona parte dei carpisti, per questo
all'interno di tutto questo si è inserita l'etica, parola da me usata in senso lato.
E qui ci vorrebbero giorni per discutere su questo concetto, che mi piacerebbe affrontare
successivamente in questo thread anche per capire come questa parola/concetto secondo me un pò
forzata/o nel suo uso riferito a una tecnica di caccia ad un animale viene sentita/o nelle altre tecniche di pesca.
Quando sento parlare della fantomatica boccetta di disinfettante usata da noi carpisti mi viene
sempre da sorridere e posso francamente affermare che coloro che la usano (5 su 300??) lo fanno
perchè sono caduti nella trappola commerciale delle case produttrici. Sono ben altri i metodi
utilizzati per curare le infezioni cutannee dei pesci e sicuramente non per via aerea. E'
impensabile curare un pesce come si farebbe per un essere umano, lo si fa somministrando
i farmaci attraverso il mangime o disciogliendoli nell'acqua allinterno dei vivai. E' poco
opportuno disinfettare una ferita direttamente anche perchè una volta liberata la carpa
il medicamento viene lavato via in tempi brevissimi. Meglio quindi utilizzare tutti gli
accorgimenti che un buon carpista in genere segue con rigore.
Ivano, ho tentato di dare una risposta alla tua domanda ma se così non è stato
chiedimi maggiori chiarimenti che saò felice di darti
Bolt In Panic carpfishing team AVVERTENZA: il carpfishing crea dipendenza. NON assumere moderatamente.