| Utente | Messaggio |
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16:19 31 agosto 2009
| Nick
| | Biella | |
| New | messaggi3 |
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Laura, premesso che in questo momento non saprei dove trovare il tempo per un iniziativa per la fomazione nelle scuole, se si tratta solo di un appoggio "fiscale" per fare fatture o quant'altro il nostro club è a disposizione senza richiedere nessuna "targa" per il supporto.
Ciao
Nick
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17:57 31 agosto 2009
| Beppe
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| Amministratore
| messaggi70 |
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Personalmente sono contrario alla trasformazione di AD in un'associazione.
La sua forza è e deve rimanere l'essere trasversale alle associazioni, forte di un potere legante che deriva dall'evidenza ed incontestabilità dei punti del manifesto e appunto dalla mancanza di secondi fini .
Sono quindi in linea con Angelo e Marble.
Però l'associazione che prospetta Sammicheli prima o poi deve realizzarsi, e AD deve dare tutto il suo supporto di idee e di numeri perchè questo si verifichi.
Così come dovra realizzarsi un'associazione che tuteli le acque, che raccolga tutti coloro i quali usufruiscono dell'ambiente fluviale.
Anche in questo caso AD deve esserci.
In sostanza AD => etica comportamentale
Associazione tipo Sammicheli => Pesca
Associazione per tuela acque => Ambiente
AD il cappello, le altre due i bracci operativi, con strutture loro.
Tutti indipendenti ma sinergici.
Saluti
Beppe S.
B.S. Cerchiamo di essere presenti a Forli, Domenica 13 Settembre, discuteremo anche di questo!
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20:41 31 agosto 2009
| Laura
| | Genova | |
| Junior | messaggi95 |
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Intanto grazie Nick per l'offerta. Da valutare concretamente. Ne riparleremo senz'altro al telefono.
Sulla ipotesi di Beppe vorrei fare una riflessione:
Se suppongo l'esistenza di una associazione per l'ambiente (tutela acque) e una per la pesca (tipo Sammicheli per intenderci) le suppongo prive di secondi fini, altrimenti non le penso neppure. A questo punto Autodisciplina intesa come ideali/etica perde di significato in quanto gli stessi confluirebbero naturalmente nelle due associazioni operative, e con gli ideali suppongo anche le persone.
Detto questo rilancio con una proposta che 'mi piace assai' e sulla quale credo dovremmo meditare e discutere, senza timori insensati di associazioni che ostacolerebbero come 'mogli gelose' un tale percorso, la mia proposta è la seguente: Autodisciplina settore pesca ed Autodisciplina settore ambiente, indipendenti e sinergiche sotto lo stesso cappello, ad una il compito di promuovere in maniera forte una più moderna cultura di pesca sportiva ed interagire con le amministrazioni per quanto concerne i regolamenti di pesca sportiva, all'altra il compito di occuparsi di problematiche ambientali del 'sistema acqua' (il fiume non è un elemento indipendente dal mare se consideriamo gli ecosistemi acquatici come un sistema) con la collaborazione di tutti coloro che ne sono coinvolti.
Sottolineo quanto già detto da Beppe, importante a Forlì esserci, il ritardo con cui parliamo di questi argomenti è epocale, altro che discorsi prematuri…. i pescatori non sono pronti? Se lo fossero non staremmo qui a parlarne, avremmo già risolto un bel pò di questioni. Non vi pare?
Laura
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09:35 16 settembre 2009
| Laura
| | Genova | |
| Junior | messaggi95 |
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In home page è riportato uno stringato 'verbale' dell'incontro di Forlì. Ovviamente abbiamo cercato di sintetizzare quanto è emerso, ma ci sono alcuni punti, anche questi emersi, che a mio personale avviso meritano particolare attenzione:
- Non esistono, in Italia, studi sul 'valore economico' di una buona pesca. Questo non significa contabilizzare gli introiti della gestione privata tal dei tali, quanto piuttosto fare uno studio che abbraccia tutto ciò che può girare intorno alla 'buona pesca': turismo di pesca, spese di soggiorno, valorizzazione turistica di una località, vendita/noleggio attrezzature e via dicendo… Studi del genere potrebbero essere utili anche per opporsi alle 'microcentraline' sui torrenti montani. Se ci fosse modo di valutare un tornaconto economico dovuto alla vocazione 'turistico pescatoria' di un luogo si potrebbe portare, carta alla mano, una alternativa nel confronto con le amministrazioni. Questi studi non esistono perchè nessun soggetto, dotato di strumenti per farlo, lo ha mai commissionato.
- In Italia, penisola tra le acque, i pescatori non esistono come soggetto. Ovvero esistono gli ambientalisti, non i pescatori… eppure ovunque ci sia acqua c'è qualcuno con una canna da pesca in mano. Siamo sicuri di essere poi così pochi? C'è da interrogarsi su quali strategie attuare per diventare un 'soggetto pesante'.
Saluti. Laura
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09:43 16 settembre 2009
| flyone
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| Junior | messaggi20 |
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Credo che il pensiero di Beppe sia una bella idea.Non avevo pensato a questa coesione di più associazioni e/o movimenti(E non ho nemmeno letto tutto questo 3D ).Unire tutti in unica associazione nazionale potrebbe anche andare bene(Così ero Convinto),ma secondo me,risulterebbe dura farle andare d'accordo.Unire tutti,ma mantenendo i propri compiti e la propria autonomia,potrebbe risultare più semplice e allo stesso tempo dare forza e voce ad un movimento.
Neh,Beppe,ho capito bene il discorso ora?
Ciao
Flyone
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11:02 16 settembre 2009
| Laura
| | Genova | |
| Junior | messaggi95 |
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AD come collante… in che modo? Cioè, se io immagino una associazione a tutela delle acque e una a tutela dei pescatori, entrambe 'eticamente evolute' immagino che etica la facciano già a casa loro e cerchino di divulgare i principi di tutela ambientale e pesca avendo strumenti pratici per farlo e farlo bene, come del resto immagino che cerchino di raccogliere adesioni alla loro causa. Sembra che l'associazione per la tutela acque sia già in gestazione, quindi ormai un pò tardino pensare di metterci il naso salvo, ovviamente, sostenerla se propone buone idee.
Quello che invece mi spiace è vedere tutela acque e pesca come due nomi separati, quando in realtà sono due facce della stessa medaglia e avrebbero potuto tranquillamente essere due aree di intervento della stessa 'ipotetica' associazione nazionale, anche perchè è inevitabile che chi si occupa di tutela vada a considerare tecniche di pesca meno impattanti e chi si occupa di pesca può farlo solo se c'è acqua per pescare.
Ovviamente questo è solo il mio parere…
Laura
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11:23 16 settembre 2009
| flyone
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| Junior | messaggi20 |
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Capisco che quando si parla o si cerca di parlare di aggregazione nazionale intesa come forza d'azione,diventa dura,però come dici tu parlando di sostenere le idee di altri movimenti e/o associazioni,quando si portano idee valide,potrebbe essere una buona via.Non sarebbe ugualmente facile,ma si aprirebbe,nella ricerca di consensi,un possibile dibattito e conseguente forza.AD,ad esempio,è partito(Se non sbaglio),si con le prime adesioni,ma principalmente come dibattito sul C&R e sulla tutela dell'ambiente fluviale,e una volta espresse,considerate e valutate le varie idee,è andato ad aumentare il numero di sottoscrittori in maniera sempre più crescente e veloce.Prova a guardare l'elenco dei sottoscrittori,coprendo l'elenco dei clubs.Vedrai"solo"dei nomi su di una lista,ma se lo leggi in totale,ti viene da pensare ad un qualcosa di più importante,vasto e con motivazioni fondate.Anch'io,come ho scritto all'inizio,ero propenso ad una associazione nazionale,ma forse questa è una buona soluzione,poi ripeto da qui a dire che sia facile gestirla,ne passa.Ovviamente questo è solo un mio pensiero e come tale và preso.
Ciao
Flyone
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22:54 20 settembre 2009
| Beppe
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| Amministratore
| messaggi70 |
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Ciao Fly one siamo in linea.
Io preferisco una AD collante e non associazioone operativa perche il largo consenso che si può raccogliere su poche regole base andrebbe a diminuire nel momento che occorre fare "operativamente" delle scelte non condivisibili da tutti.
Laura, sulla doppia associazione…
Un conto sono le esigenze dei pescatori, norme pratiche per rendere la pesca sostenibile…
Un conto le esigenze degli usufruttori del fiume in senso lato (pescatori, naturalisti, canoisti, escursionisti, bagnanti, etc..), dove la componente ambientale è prioritaria
La prima è specifica ed appoggia la seconda nei fini.
Saluti
Beppe S.
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09:01 21 settembre 2009
| Laura
| | Genova | |
| Junior | messaggi95 |
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Ok, allora prevedere ancora meno specificità nel manifesto di AD per renderla davvero 'adatta a tutti'….
La mia perplessità è una: AD inizia ad essere conosciuta, tanto lavoro è stato fatto, tanto se ne sta facendo e tanto se ne farà ancora. Se una associazione di pescatori (senza differenza di tecnica nè di grado di salinità dell'acqua) può nascere, lo può fare solo con l'appoggio fattivo e concreto di Autodisciplina… come dire, far nascere ciò che può rendere operativi i principi di AD.. quella associazione che, munita di struttura, può davvero portare avanti i progetti come AD nelle scuole, lavorare per la modifica dei regolamenti di pesca, lavorare su quegli obiettivi 'nazionali' di crescita dei pescatori come 'soggetto di influenza' che, senza struttura è difficile portare avanti concretamente. Cominciare da capo, senza sostegno, vorrebbe dire rifare tutto ciò che per AD abbiamo cercato di fare e in alcuni casi siamo riusciti a fare… sarebbe spreco di tempo ed energie.
Ciao!
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23:36 21 settembre 2009
| flyone
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| Junior | messaggi20 |
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Secondo me il sostegno potrebbe e dovrebbe arrivare proprio dagli altri movimenti e/o associazioni,xchè una mano lava l'altra.Diventando una associazione a sè,allora sì che si rischia di rimanere soli.Il problema,stà invece,nella idea che tanti hanno di AD,e cioè,non di divulgazione di una pratica come il C&R o di un nuovo modo di vedere e pensare alla pesca e all'ambiente,ma viene vista come una battaglia morale contro chi Killa.Questo è un'altro punto a sfavore di una possibile associazione,xchè basta questo"travisare le parole"del manifesto,a relegare AD tra gli indesiderati.Appoggiando le varie battaglie in atto e future,come movimento più che come associazione,si potrà dimostrare che AD tiene più ai contenuti delle proprie azioni,senza necessariamente voler contrastare a suon di numero di associati,le altre associazioni già presenti nel mondo della pesca o dell'ambiente.
Oh,questo è esclusivamente un mio pensiero,e capisco che di associazioni,movimenti,ecc.ne sapete più di me sicuramente,per questo se dico qualche eresia o peggio,non fatevi problemi:se mi si dà del c…..ne perchè sparo cavolate,non me la prendo,anzi,le prendo come un nuovo insegnamento!Che filosofo che sono.Eh!
Ciao
Flyone
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08:49 22 settembre 2009
| Marco
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| New | messaggi5 |
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Concordo con la riflessione su AD ma riguardo all'associazionismo sembra difficile vedere che in Italia non c'è una associazione di pescatori finalizzata a tutto quello che è inutile star qui a riscrivere. Ci sono soprattutto associazioni di questa o quella tecnica e la federazione, di cui sappiamo. Non c'è una associazione che segua i problemi della pesca ricreativa a tutto tondo anche se c'è una buona fetta di pescatori che concordano su valori e idee positivi. Una associazione nazionale non dovrebbe fare a spallate con nessuno ma solo coprire un vuoto, una voragine anzi. Non c'è niente da contrastare su questo livello perché praticamente non c'è niente fuori dalle problematiche locali e solo in certi contesti. Poi di cose da contrastare su altri livelli se ne trovano a iosa. Intomorisce ma dovremmo trovare una strategia per smetterla di tirarci indietro.
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20:59 5 novembre 2009
| Mac
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| Amministratore
| messaggi30 |
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Condivido l'ipotesi di Beppe: tre entità, ognuna indipendente e focalizzata su uno specifico settore ma tutte coincidenti, cooperanti e tendenti alla medesima direzione, sono meglio di una sola.
Anche a livello strategico, lavorare e impegnare i politici su più fronti, ritengo sia una tattica premiante, ovvio che non parliamo di frammentare le forze ma anzi di aggregarne altre da differenti angolazioni.
Per quanto riguarda AD come soggetto, invece, tendo a preferire la forma associativa per motivi prettamente pratici e mi spiego meglio.
Credo, presumo e spero, che AD porterà avanti programmi di sensibilizzazione culturale e di informazione, nelle scuole e in ambienti idonei a recepire il messaggio.
Questi progetti potranno essere finanziati in qualche modo, così come ogni iniziativa che si potrà svolgere in maniera pratica per i fini divulgativi e qui sta il punto: come, chi e a che titolo gestisce eventuali finanziamenti?
Finora (e se la forma legale non cambia) sono i promotori che tirano fuori di tasca loro i soldi necessari alle presenze alle fiere, materiale pubblicitario, sito internet e quant'altro, ma questo è perché ancora le attività sono relativamente poche.
Ma AD è una grande idea, in molti vi si riconoscono, non sarà impossibile trovare altri consensi e non è improbabile l'esportazione del concetto e dei principi in altri paesi, diamo tempo al tempo.
Quindi le iniziative si allargheranno, come si potranno gestire queste cose? sotto la forma della buona volontà personale si arriva ad un certo punto e poi ci si arena, per cui, a mio avviso, la domanda non è tanto "se" AD dovrà diventare un'associazione, ma, piuttosto, "quando"?
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10:02 6 novembre 2009
| Laura
| | Genova | |
| Junior | messaggi95 |
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Mac ha detto:
Per quanto riguarda AD come soggetto, invece, tendo a preferire la forma associativa per motivi prettamente pratici e mi spiego meglio.
Credo, presumo e spero, che AD porterà avanti programmi di sensibilizzazione culturale e di informazione, nelle scuole e in ambienti idonei a recepire il messaggio.
Questi progetti potranno essere finanziati in qualche modo, così come ogni iniziativa che si potrà svolgere in maniera pratica per i fini divulgativi e qui sta il punto: come, chi e a che titolo gestisce eventuali finanziamenti?
Finora (e se la forma legale non cambia) sono i promotori che tirano fuori di tasca loro i soldi necessari alle presenze alle fiere, materiale pubblicitario, sito internet e quant'altro, ma questo è perché ancora le attività sono relativamente poche.
Ma AD è una grande idea, in molti vi si riconoscono, non sarà impossibile trovare altri consensi e non è improbabile l'esportazione del concetto e dei principi in altri paesi, diamo tempo al tempo.
Quindi le iniziative si allargheranno, come si potranno gestire queste cose? sotto la forma della buona volontà personale si arriva ad un certo punto e poi ci si arena, per cui, a mio avviso, la domanda non è tanto "se" AD dovrà diventare un'associazione, ma, piuttosto, "quando"?
Condivido totalmente quanto da te espresso. Sono gli stessi motivi che spingono me a considerare l'ipotesi associativa.
Se poi si debba chiamare Autodisciplina o in qualunque altro modo questo è da vedere. La spinta comunque la dà certamente l'idea di AD, pesca responsabile, cultura di pesca, evoluzione della cultura di pesca indipendentemente dal tipo di disciplina di pesca praticata sia in acque interne che in acque salate.
Personalmente ho molto gradito questo tuo intervento.
Laura
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