Amo Vs. ancoretta
Quando parliamo di Catch & Release nella pesca in mare con gli artificiali sembra scontato che parliamo di flyfishing, non solo perché questa tecnica ha fatto del C&R un pilastro della sua attuazione in saltwater, ma anche perché sappiamo che parliamo di artificiali ad amo singolo nel novantanove per cento dei casi. Credo che uno dei fattori che maggiormente distacchi la pesca a mosca dallo spinning sia rappresentato proprio dall’uso dell’ancoretta, purtroppo presente nella maggior parte degli artificiali da spinning; il tentativo dello spinner di liberarsi di questa “abitudine” ha del traumatico e spesso sconfina nei peggiori incubi di un angler, ovvero la paranoia di perdere un pesce durante il combattimento. È incredibile vedere come tanti spinner di provata esperienza e dotati di un eccellente senso dell’acqua non abbiano il coraggio di “pensionare” le ancorette e, quantomeno, provare l’uso di ami singoli sugli artificiali. Quei pochi che, oppressi dalle mie insistenze a sperimentare tale soluzione, hanno tentato in silenzio, quasi nascosti, effettuando poche prove prive di convinzione e magari allamando una preda poi persa durante il combattimento senza rendersi conto che l’errore non consisteva nell’uso dell’amo singolo, ma nell’aver montato un amo singolo sbagliato.
Anche alcuni “nomi noti” dello spinning in mare, pur dandomi retta su tutti i principi teorici della superiorità dell’amo singolo sull’ancoretta, mi hanno poi confessato che quest’ultima riesce a dargli un senso di sicurezza che il single hook non riesce a dare; dal mio attuale punto di vista è come se uno affermasse di sentirsi più sicuro a guidare sul ghiaccio una macchina con due ruote motrici, anziché con quattro. Ammetto comunque che il percorso per giungere alle mie conclusioni non è facile e, nel mio caso specifico, è frutto di un’infinita testardaggine che però mi ha portato a non perdere più un pesce allamato ed avere l’intero parco di artificiali dotati di ami al posto delle ancorette.
Personalmente ritengo che la prima causa della slamatura di una preda sia proprio l’uso delle ancorette e che quella apparente sicurezza non sia altro che un’illusione data dal riscontro di eventi fortuiti; in altre parole credo che qualsiasi spinner abbia, nel suo palmares di catture, qualche preda allamata in esterno bocca e questo fatto lo porta a credere che se tale evento non si fosse verificato quella preda non sarebbe stata catturata. Ritengo, invece, che la principale ragione della slamatura sia proprio data dal fatto che la preda è stata allamata in esterno bocca e che le posizioni assunte dal pesce durante il combattimento abbiano favorito la slamatura stessa; ovviamente avendo perso il pesce non siamo in grado di verificare tutto questo e attribuiamo le ragioni di ciò a mille cause diverse fuorché alla sola realmente probabile.
Ora il punto su cui vorrei focalizzare l’attenzione è proprio questo: l’ancoretta facilita un’allamata esterna per la presenza di più punte e perché durante il nuoto l’artificiale si muove in misura più o meno scomposta a seconda della sua classe di appartenenza; se il recupero dell’artificiale è lento o medio veloce, come è abitudine di molti spinner nel caso si tenti di insidiare prede “lente” come spigole o barracuda, l’ancoretta riesce a funzionare perfettamente, ma se abbiamo l’abitudine di recuperare l’artificiale in modo più dinamico, magari jerkando abbondantemente con queste stesse prede o passiamo a recuperi molto veloci come nel caso di lecce, serra, lampughe o altri pelagici la situazione cambia notevolmente e l’ancoretta rischia di allamare spesso l’esterno bocca della preda; vi lascio solo immaginare come questa possibilità possa verificarsi con maggior frequenza quando usiamo pencil popper, skipping lure o walking the dog, che rappresentano le esche principe nella pesca ai predatori pelagici.
Uno dei principali problemi in merito alla sostituzione delle ancorette con gli ami singoli è rappresentato dalla scelta dell’amo; pur esistendo un vastissimo panorama di diversi modelli di amo ben poche case hanno studiato ami previsti per la sostituzione delle ancorette, così come il concetto dell’ancoretta sulle hard bait è talmente assodato che è praticamente impossibile trovare un artificiale da spinning in mare previsto per tale sostituzione.
Un amo, basilarmente, è caratterizzato dalla forma dell’occhiello, dalla sua lunghezza totale, dalla lunghezza del gambo, dalla sua lunghezza frontale, dalla curvatura, dalla distanza punta gambo (che chiameremo gape), dalla profondità della curvatura e dalla punta che può essere o meno dotata di ardiglione.
La Eagle Clow realizza un modello di amo denominato Siwash che si presta alla sostituzione delle ancorette, ma si tratta semplicemente di un amo con occhiello disassato (cioè con l’occhiello parallelo alla punta, anziché perpendicolare come il 99% della produzione mondiale) e aperto, che quindi necessita di una chiusura direttamente sull’occhiello dell’artificiale. Al Siwash si sono aggiunti di recente altri modelli simili come l’Owner S-77 che, personalmente, non mi convince nella curvatura e nello spessore e il Decoy Single Sergeant’n JS1 che, pur rimanendo tradizionale nella curvatura, ha uno spessore perfetto per la penetrazione.
Curvatura, spessore e, aggiungiamo punta; onestamente credo che questi tre aspetti siano i più importanti nella scelta di un’amo per hard bait e che i vantaggi dell’open eye (occhiello aperto di fabbrica) disassato possano essere facilmente risolti con l’aggiunta di un doppio anellino (split ring) di congiunzione che, come vedremo più avanti, offre anche altri vantaggi. La curvatura dell’amo diventa fondamentale soprattutto nel caso in cui decidiamo di togliere l’ardiglione; la soluzione di amo più semplice risulta essere proprio quella con un angolo di curvatura regolare, che può essere tenuto in buona considerazione nel caso in cui viene disposto in coppia, cioè lo si utilizza per la sostituzione sia dell’ancoretta di coda che per quella ventrale. La presenza di due ami diventa indispensabile nel caso di alcuni artificiali che, viceversa, perderebbero l’equilibrio del nuoto come la maggior parte dei minnow e con alcuni walkin’ the dog e popper di medie e grosse dimensioni.
Nei casi in cui, invece, possiamo usare il solo amo di coda, cioè con la maggior parte dei skipping lure, dei pencil popper e con tutti i wtd ed i popper sotto i 10 cm. di lunghezza, la curvatura dell’amo, in modo particolare se decidiamo di pescare barbless, assume un’importanza fondamentale. La ragione è molto semplice e la possiamo sintetizzare con la necessità di avere una seconda curvatura (la prima, meno angolata, è necessaria a determinare il gape dell’amo) che durante l’allamata ed il successivo recupero aderisce alla parete labiale del pesce permettendo all’amo di non aver gioco. A questo punto diventa palese sia l’importanza dello spessore, in quanto a minor spessore corrisponde una maggior penetrazione, sia l’inclinazione della punta che, dal mio personale punto di vista, non può fare a meno di avere la sagomatura a “becco d’aquila”, cioè la punta rientrante verso il gambo dell’amo che permette di bloccare l’amo impedendone la slamatura durante il combattimento. Con queste caratteristiche esiste un solo amo adattabile a diventare il single hook di coda ed è il modello che solitamente definiamo circle hook, ma che nella realtà è un semi-circle hook; alludo a modelli come gli Owner Mutu e Super Mutu per le prede più grosse (lecce e serra) e comunque non superiori allo 6/0, i Mutu Light sempre della Owner, gli Hayabusa CRL 187 e tutti quegli ami che, pur mantenendo un gape non eccessivamente ristretto, hanno una curvatura con una doppia angolazione (di cui la seconda con un angolo minore della prima), la punta rientrante verso il gambo e lo spessore ridotto.
La soluzione di sostituire entrambe le ancorette con un singolo amo semi-circle in coda si adatta a tutti gli artificiali veloci e, personalmente, la ritengo superiore a qualsiasi altra: non solo la preda allamata ha pochissime possibilità di slamarsi, evento che non si è verificato nemmeno con ripetuti salti fuori dall’acqua di lampughe e grossi serra, ma permette di avere una sensibilità sulla ferrata praticamente impensabile con le ancorette. Il montare un semi-cirlce hook in coda mediante l’uso di un doppio split ring, inoltre, permette di lasciare l’amo ad una distanza corretta dal corpo dell’artificiale e, contemporaneamente, di farlo lavorare con un’angolo di 120/130° sul piano orizzontale, in modo che venga favorita la possibilità di allamare la preda sull’angolo della bocca.
Ovviamente queste mie affermazioni non vogliono avere un valore assoluto con qualsiasi tipo di preda, ma l’uso degli ami semi-circle in coda è stato lungamente sperimentato con spigole, lecce, pesci serra, lampughe, ricciole, tonnetti e palamite; fanno eccezione prede come i barracuda che, proprio per la conformità della bocca, prediligono gli ami più tradizionali come i Decoy Single Sergeant’n J o i più pratici Owner Aki Twist montati su doppio split ring.
Evito di sottolineare in eccesso come questa semplice modifica degli artificiali, oltre a garantire un’ottima tenuta ed una ferrata sicura, ben si adatti alla filosofia del Catch & Release in quanto evita di stressare il pesce su un’operazione di slamatura che l’ancoretta, per sua stessa natura, non consente. Per chi desidera avvicinarsi all’idea della sostituzione delle ancorette, ma ancora non ha piena fiducia nell’amo singolo, consiglio almeno l’uso di ami doppi come il Double Frog Hook della Owner.
Per chi volesse approfondire gli argomenti relativi all’uso del circle hook nella pesca sportiva ed alla sua importanza in merito al rilascio della preda consiglio la lettura di questi siti internet:
http://www.dnr.state.md.us/fisheries/recreational/articles/crsb.html
http://www.floridamarine.org/features/view_article.asp?id=20414
http://www.wildlife.state.nh.us/Fishing/Fishing_PDFs/Circle_Hooks_brochure.pdf
Alessandro Idini